Intervista con l'architetto Lorenzo Aureli

 

L’architetto Aureli racconta la rinascita dell’antico ospizio
Ad ispirare i lavori di ristrutturazione dell’Hotel Gasthof Zum Hirschen è stato il motto “autenticità nel cambiamento". Affinché fosse possibile mantenere l’identità dell’antico ospizio è stata però necessaria una profonda conoscenza della sua storia e della sua struttura. Parliamo di questo aspetto con l’architetto Lorenzo Aureli, che ha riportato a nuovo splendore l’antico hospitium.

La riprogettazione dello Zum Hirschen di Senale è stata preceduta da un'approfondita attività di studio e ricerca sulla storia dell'edificio. Quali immagini e atmosfere ha evocato in Lei l'antico ospizio per pellegrini?
Dopo aver studiato e vissuto il fabbricato, il primo progetto è stato redatto nel 2011 ed è rimasto la base del lavoro che poi è stato realizzato, abbiamo avuto la sensazione che l’antico ospizio ci potesse guidare nella sua riqualificazione. Con poche e sostanziali modifiche, come ad esempio riposizionare la scala principale nella sua posizione originaria, avremmo potuto restituire all’edificio la sua identità storica e, allo stesso tempo, renderlo contemporaneo e “tecnicamente attuale”. Più complesso è stato intervenire sulla porzione di fabbricato risalente agli anni ‘80: l’obiettivo era di conferirle personalità e identità, rendendola “solidale” e armonica con la parte storica.

Come è stato possibile conservare l'autenticità delle strutture, nel rispetto dei moderni standard di efficienza?
La prima decisione fondamentale è stata quella di realizzare un manufatto separato dall’edificio ove trasferire la "tecnologia": in cemento armato la parte interrata e in legno la parte fuori terra con funzione di deposito. In esso abbiamo trasferito la centrale termica con la caldaia a pellett, le caldaie di riserva, il deposito dei pellet e il generatore di corrente. È stato questo il primo edificio realizzato; mi piace e ci sono affezionato. Questo intervento ci ha permesso di impiegare gli spazi della vecchia centrale dell’albergo come luogo di distribuzione degli impianti tecnologici. Per le reti tecnologiche si è sfruttata la conoscenza del fabbricato, utilizzando vecchi camini e passaggi rintracciati anche grazie al rilievo con laser scanner 3D. Per quanto riguarda l’isolamento, siamo intervenuti con due modalità differenti. La parte “nuova” è stata isolata con un cappotto esterno, utilizzando spessori da casa passiva. Mentre per mantenere l’identità del vecchio ospizio, i suoi fuori piombo e non alterare le facciate, abbiamo lavorato soprattutto sull’isolamento interno, utilizzando all'esterno uno spessore di intonaco termoisolante a correzione dei ponti termici.

"Essenzialità, raffinatezza e armonia"
Ogni edificio, ancor più un hotel, deve garantire a chi lo abita comfort e piacevolezza. L’esterno della struttura, invece, deve rispettosamente confrontarsi con il paesaggio naturale e urbano che lo circonda. È una questione di misura, che nella “matita” dell’architetto Lorenzo Aureli ha trovato felicissimo esito...

Quali difficoltà presenta il sottile gioco di equilibri tra "essenziale" e "raffinato"?
“Essenziale” è un bel complimento. Penso che progettare significhi lavorare per sottrazione, togliendo, eliminando tutto ciò che potrebbe essere superfluo. Direi che è quasi un modo d’essere, che è stato condiviso con la proprietà. Questa visione comporta lavoro, tempo e fatica, ma è l’unico modo di lavorare che conosco. Anche “raffinato” è un bel complimento. Abbiamo cercato di lavorare sulle proporzione degli spazi e sulla qualità dei materiali, sulla loro sostanza. Sulla “mano”, come direbbe un amico grande esperto di tessuti.

Come illustrerebbe il gioco di compenetrazioni tra interni ed esterni dell'edificio e il paesaggio circostante?
Il progetto parte dal didentro, dalla ri-progettazione degli spazi interni, per poi andare verso l’esterno e ripensare le facciate in rapporto con il paesaggio circostante. Si è trattato di provare a mettere in pratica una semplice regola: il progetto deve rispondere alle esigenze, ai bisogni, ai desideri del committente e, allo stesso tempo, si deve collocare in un luogo, entrare in rapporto con il contesto esistente. Abbiamo utilizzato materiali locali e, quando possibile, saperi locali. Nel caso delle coperture, ad esempio, abbiamo differenziato le tecniche: storica per l’ostello, contemporanea per il blocco anni ‘80. In qualche modo si potrebbe parlare di spazi e tecnologie contemporanei, materiali storici, o meglio, storicizzati dall’uso e dalla reperibilità in quei luoghi.